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Politica Locale: Basta soldi ai politici, facciamo le strade.  


 


Tagliare le spese clientelari: sappiamo bene che è come il condannato che chiede al boia di graziarlo. Fuor di metafora, significa che gli uomini politici abituati a fare il clientelismo la propria forza dovrebbero tagliare proprio il clientelismo, che dopo viene scambiato sistematicamente col voto e, ancor peggio, utilizzato per la raccolta di consensi mediante propaganda e volantinaggio. Il ceto politico dovrebbe tagliare i contributi a pioggia a pseudo associazioni culturali, a manifestazioni inutili, a ricerche inesistenti e in genere a tutta quella serie di cosiddette attività che non servono a nessuno, salvo che agli organizzatori. Tagliare le spese clientelari da parte del ceto politico significa anche risparmiare e utilizzare le risorse non spese per investimenti. Sintetizzando in una frase, potremmo scrivere: basta soldi ai politici, facciamo le strade...........per leggere tutto clicca sotto su leggi tutto.


È quanto afferma il neo presidente della Regione Friuli, Renzo Tondo (Pdl), il quale ha trovato anche in quella virtuosa regione una serie di rigagnoli clientelari, lasciati in eredità dal centrosinistra, seppur guidato da un uomo di rimordine com’era Riccardo Illy, noto imprenditore del caffè.

La verità è che abbiamo un ceto politico che si perpetua da trent’anni, compresi i cosiddetti giovani come Fini, Veltroni, Di Pietro e lo stesso Berlusconi. Il rinnovamento del ceto politico non riguarda l’età. Vi potrebbe infatti essere un giovane settantenne che non ha fatto mai politica e potrebbe riversarvi tanto entusiasmo e innovazione; mentre vi potrebbe essere un vecchio trentenne, allevato nella greppia politica del clientelismo, che si comporta come i propri maestri. Si tratta dunque di portare alla ribalta volti nuovi, purché abbiano una forte personalità di leader, condensato col carisma e dosato con i valori morali primi fra i quali l’onestà, la lealtà e la trasparenza.

Solo una nuova schiera di uomini politici integerrimi potrà ribaltare l’attuale situazione, ormai patologica, che proviene da decenni di cattivi comportamenti. Una nuova classe politica che è disponibile a morire povera, a servire i cittadini e a fare prevalere l’interesse generale su quello personale.

Ci rendiamo conto che quanto scriviamo possa essere indigesto o, peggio, ritenuto un’utopia. Forse lo è. Tuttavia abbiamo il dovere, nei confronti dell’opinione pubblica, di indicare la via per ribaltare l’attuale situazione insostenibile.

In Sicilia, più che in altre Regioni, c’è bisogno assoluto di smetterla di pagare stipendi, indennità, onorari; di fare contratti con Co.co.pro. e Co.co.co. e professionisti senza necessità. Bisogna smetterla di chiamare personale senza qualifica, perché non ha fatto il concorso pubblico, e senza necessità fino a quando il Piano industriale di ogni amministrazione non dimostri in maniera inoppugnabile che servono figure professionali delle diverse categorie.

La guerra all’interno della maggioranza del Governo siciliano verte sulla contrapposizione di due linee politiche: una di rinnovamento che consiste nella modernizzazione della Pubblica amministrazione e nel taglio delle spese clientelari. La seconda, invece, nel mantenimento dello status quo nel quale vince il principio del favore. Un’autentica vergogna tutta siciliana ( e anche romana) ma sconosciuta in Europa e nel mondo anglosassone, almeno in queste dimensioni.

Non è scritto in nessuna Bibbia che dobbiamo comportarci più come gli africani (con tutto il rispetto per gli stessi) che non come i nord-europei, se vogliamo confrontarci con le società più avanzate, quelle nelle quali i cittadini sono cittadini e non considerati strumenti per il bieco potere di questo o di quello.

Auguriamo che la linea del vero rinnovamento prevalga, in Sicilia, perché non possiamo sopportare più di essere considerati la Regione più povera d’Italia o quella dotata di ricchezze che non ha le capacità di sfruttare.

Vogliamo diventare come la Catalogna , con le sue dotazioni infrastrutturali, con la sua efficienza, con la sua economia. L’esempio di una regione che in trent’anni è diventata una fra le prime d’Europa.



Nota: Articolo tratto da Il Giornale di Sicilia del 16 dicembre 2008.

 



 

 
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