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L’obesità è una malattia cronica determinata da un eccesso di massa grassa distribuita in maniera differente nei vari distretti corporei e nei diversi soggetti. L’obesità è una condizione che si associa a malattie metaboliche, vascolari, oncologiche, per altri è concausa delle stesse.
La prevalenza dell’obesità è in aumento in tutti i paesi occidentali, al punto da essere definita come una epidemia. In USA contribuisce a 300.000 morti l’anno, diventando in tal modo la 2° causa di morte dopo il fumo…………………………………….per leggere tutto clicca sotto su leggi tutto.
L’obesità è causata da diversi fattori:
- fattori genetici: che predeterminano la facilità di accumulo di grasso e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico;
- fattori ambientali: farmaci che possono causare obesità come, ad esempio, antidepressivi, antiepilettici, insulina;
- fattori dietetici: nei paesi occidentali c’è stato uno spostamento nella dieta da elevato tenore di carboidrati-fibre a diete ad elevato tenore di grassi, che hanno la caratteristica di aumentare il loro introito: stimolando meno il senso di sazietà rispetto a carboidrati e proteine, e in secondo luogo, rendono i cibi più appetibili.
- fattori psicologici: esistono inoltre influenze genetiche: la probabilità è cinque volte maggiore di diventare obesi nei figli i cui genitori sono entrambi obesi.
Il sovrappeso e l’obesità non sono riconosciute come un disordine del comportamento alimentare e quindi non richiedono necessariamente il ricorso ad un intervento di tipo psicologico, ma è ormai accertato che il trattamento si avvale di tecniche di tipo cognitivo comportamentale. Non serve prescrivere ai pazienti obesi la dieta e dire loro cosa fare e non fare. Limitarsi a prescrizioni sulla qualità e sulla quantità dell’alimentazione renderà il paziente passivo di fronte al suo cambiamento, che per essere duraturo deve nascere da una partecipazione attiva. Il cambiamento si può raggiungere attraverso un impegno costante e la consapevolezza che esso può avvenire solo accettando i piccoli passi che costituiscono l’unica strada per un risultato vero e duraturo. La parola chiave deve essere “insegnare ed educare” e non “prescrivere”. Il paziente deve avere la percezione del controllo e per questo è basilare aiutarlo ad acquisire capacità di autogestione e abilità decisionali. Prescrivere una dieta istruendo il paziente sulle nozioni corrette che stanno alla base della normale alimentazione è semplice, ma non risolverà il problema. Una volta impostato il programma dietetico, efficacia del trattamento deve essere verificata con controlli clinici periodici effettuati dal medico, meglio se in collaborazione con un dietista, a scadenza non superiore a 6-8 settimane fino al raggiungimento dell’obiettivo e ogni 4-6 mesi per i successivi 3 anni.
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